sabato, 04 luglio 2009

Libero arbitrio: esiste o no? Se esistesse davvero, sia in senso religioso sia non-religioso, ognuno sarebbe libero, davvero libero, di fare il bene o il male senza aspettarsi nulla, men che meno un giudizio (soprattutto dagli esseri umani, da sempre fallaci). Ma così non è. Infatti, se rubo, se uccido, se insomma faccio qualcosa di male, vengo giudicato, e in alcuni casi pure incarcerato.
Allora, sono davvero, sono veramente, libero di agire come credo e penso? No. Ed è no perché a monte del concetto di libero arbitrio stanno, evidentemente, i concetti di bene e di male. Questo è valido anche sotto l'aspetto religioso, solo che nessuno - ma proprio nessuno - può sapere come veramente la pensi Dio (per chi ci crede); dunque, il tutto resta completamente terreno, umano, quindi - ripeto - fallace.

Il libero arbitrio non esiste, purtroppo, nonostante che - religiosamente parlando - sia stato Dio stesso a lasciarcelo.

lunedì, 29 giugno 2009

Questo che segue è il commento di Psikhe (che ho invitato a partecipare al blog, ma ha detto no - almeno per ora - però avrebbe fatto meglio a dire sì; infatti, se avesse accettato, a quest'ora ciò che ha scritto non sarebbe comparso come semplice commento bensì come intervento, o altrimenti detto post - e dire o scrivere post a me fa semplicemente schifo -). Bene, questo che segue è il commento-risposta di Psy alla domanda in oggetto. Quanto appare qui sotto bisogna leggerlo attentamente, molto attentamente, perché Psy è portata alla matematica e dunque da matematica ragiona (nulla di male, per carità! Anzi...!)
La domanda, del tutto seria, che ho posto, riguarda l'esistenza o meno del libero arbitrio

Eh! Buongiorno :) Meno male che qui a Roma oggi è festa sennò mica sarei riuscita a mettere insieme due righine striminzite per questo quesito... tutt'altro che semplice!
Esiste davvero il libero arbitrio? No.
Ha a che fare con le nostre azioni? Si.
Sembra un controsenso ma vado a spiegare il mio pensiero Psykhe-delico :)
Relativamente all'insieme di relazioni tra il nostro microcosmo e quello dei microcosmi a noi prossimi, si, il libero arbitrio esiste ed abbiamo la possibilità di agirlo. Banalmente, anche solo accettare l'esecuzione di un attività e farla perchè non è più dovuta ma perchè è una cosa che è diventata per noi un'impresa da svolgere cambia radicalmente la percezione ed il modo di fare le cose. Questo però, ripeto, vale solo nei rapporti tra microcosmi e nel breve/medio periodo. Se aumentiamo il raggio d'azione ed il tempo... tutto decade. Le mie azioni ad es. rispetto allo Stato si perdono in un limbo nero e appiccioso che fa paura. Quindi io posso anche cantarmela e suonarmela come mi pare alle elezioni ma tanto non servirà a niente la mia triste X.
Detto questo, il libero arbitrio è comunque una realtà illusoria? una cartina tornasole? una bellissima favola per sedare gli animi? Essì perchè... se consideriamo che le possibilità sono un numero finito... il mio libero arbitrio è libero da 0 a n dove n = possibilità date.
Nella mia piccola esperienza ho imparato a dare un connotato/significato diverso a questa cosa. Considero libero arbitrio la mia capacità di rivoluzione, di analisi e di ribaltamento delle prospettive. Anche se poi gli effetti sono piccoli o invisibili, l'importante è che sia scattato qualcosa dentro, l'importante è che io
senta di avere una possibilità.
Non sono sicura di essere rimasta "propriamente" in argomento... vabbè, nel caso ci siamo fatti due chiacchiere ^^

(Anch'io, pur essendo a Milano, sono in ferie, e credo per la stessa tua ragione: i ss. apostoli Pietro e Paolo. Se così fosse, pensa: in nessuna parte d'Italia - tranne che a Roma - si festeggiano, mentre in Svizzera sì, proprio come a Roma. Incredibile! L'Italia, diventata patria del cristianesimo, non festeggia i suoi principali apostoli! Io lavoro in Svizzera, e dunque per me oggi è festa, pertanto sono a Milano).
Torniamo all'argomento, cioè alla domanda (e alla tua risposta). La mia domanda - e lo sapevo fin dall'inizio - è stata posta male, io stesso sapevo che non era messa nella maniera giusta, però l'ho lasciata così, comunque.
Ora, a me sembra che tu, attraverso il tuo commento, e soprattutto nelle frasi che io mi sono permesso di evidenziare in rosso, rimarchi molto sulla volontà e sull'accettazione del singolo tralasciando però ciò che trascende tale volontà e accettazione. In pratica, tu non prendi in considerazione il lato morale, etico, della domanda. Con ciò non disconosco assolutamente la validità del tuo pensiero; solo che, a mio avviso, c'è qualcos'altro che va oltre. Ed è questo oltre che non riesco a chiarire.

lunedì, 29 giugno 2009
La domanda che vado da tempo ponendomi, e a cui non riesco a dare una risposta, è questa: Esiste davvero il libero arbitrio? (Non solo inteso in senso religioso ma anche non-religioso). Chi può aiutarmi? E poi: se esiste, è - diciamo così - in qualche modo 'legato' al fare, alle nostre azioni?
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categoria:cultura, libero arbitrio, mentalitĂ 
domenica, 28 giugno 2009

A Psykhe

Il condominio era un palazzo di sette piani, io vivevo al quarto. Posso dire che era casa mia da sempre non solo perché c'ero nato e vi avevo vissuto per anni, ma perché prima della mia venuta al mondo ci abitavano i miei genitori, e prima ancora i miei nonni, e ancora prima i miei bisnonni. Un palazzo piuttosto antico, dunque, e l'appartamento sempre lo stesso, sempre quello, con la porta d'ingresso quasi al bordo dell'ampia scala a torciglione interrotto solo dai pianerottoli. Sempre lo stesso appartamento composto da ingresso, quattro grandi stanze, due bagni, la cucina abitabile.
E in tutto quel tempo (centocinquant'anni o forse anche di più) che io avessi saputo, mai una lite con i vicini, mai un diverbio, mai neppure un seppur piccolo, innocuo, insignificante battibecco. La cosa curiosa è che anche i vicini si tramandavano la casa di generazione in generazione, di padre in figlio, proprio come era accaduto a me. E una volta, ricordo ancora oggi, ero ragazzino, una sera a cena mi venne fuori di soprannominarli Re. Non so ancora oggi come mi venne in mente una cosa del genere, però - ricordo ancora - mio padre intervenne bonariamente e disse allora anche noi siamo dei re. Già, risposi, è vero, papà. Noi i re della nostra casa e loro della propria. Certo, rispose, in fondo, ognuno è re in casa propria - e aggiunse -: basta che però lo sia soltanto in casa e non lo voglia fare anche dove non gli è concesso.

Passarono gli anni, io ero cresciuto e con A. - mio coetaneo - eravamo ormai diventati amici intimi, ci si confessava ogni cosa, ogni avventura con la ragazzina di turno, i fallimenti o i successi scolastici, le liti nelle rispettive famiglie... E insieme sognavamo, sognavamo di partire, di andare chissà dove alla scoperta del mondo; progettavamo viaggi fantastici che avrebbero fatto di noi 'qualcuno', o'qualcosa'; che insomma - e chissà perché - ci avrebbero resi famosi. Fino a quando...

Fino a quando, anni e anni dopo, ormai adulti, sposati e con figli, i genitori andati, alle dieci della sera di un ventiquattro novembre suonano alla porta, io vado ad aprire e vedendo che è A. lo saluto sorridendo, dico ciao, come mai a quest'ora?, qualcosa non va? Ma subito mi accorgo che il suo sguardo non è quello di sempre, negli occhi ha qualcosa di strano, una luce d'odio, di cattiveria, di rancore... Cosa c'è, A.? - domando stupito - cos'hai?
Cos'ho? Che,cosa,ho?! Ho che devi darmi una stanza! Devi darmi il soggiorno! Il tuo soggiorno è mio!, non tuo!
Ma A., cosa... cosa stai dicendo...?
Cosa sto dicendo?! Te lo ripeto, se proprio non ci senti, stronzo! Dammi il tuo soggiorno! Avrai una stanza in meno, ma cosa te ne frega?! Il soggiorno è mio, poi faccio sbattere giù il muro e ingrandisco io, la mia, di sala!

Se dapprima la costernazione, lo stupore, mi avevano quasi bloccato facendomi reagire pacatamente, adesso no; davvero, no.
Ma che cazzo stai dicendo?!, urlo, ma sei rincoglionito?! Ma va' a pigliartela nel culo, va'!

Sto per chiudergli la porta in faccia che me la blocca con un piede e intanto mi ritrovo un coltello puntato alla gola: E' mio, il soggiorno è mio!, dice con un grido strozzato.

Alcune settimane dopo, in ufficio, vengo chiamato alla reception: c'è un poliziotto che chiede di lei, dice Milva al telefono. Un poliziotto che chiede di me..., penso, strano, sta' a vedere che quel figlio di mignotta...

Quel figlio di mignotta era riuscito a farsi aprire da Stella, mia moglie, e dopo averla picchiata l'ha sgozzata. Sì, sgozzata, sgozzata, ma non con il coltello che mi aveva puntato alla gola, bensì con una daga, un'antichissima daga che non so come conservava e - certamente - ogni tanto affilava in maniera tanto accurata.
Essendo il primo pomeriggio, i bambini erano a fare la nanna e non si sono accorti di niente. Lui ha tagliato la gola a Stella, poi è andato dai bambini e ha fatto fuori pure loro. Nello stesso modo.

E io? Io, come avrei potuto dire che era stato lui, A., il mio amico, la persona con la quale mi ero confidato e a cui in certi momenti avevo chiesto aiuto (momenti che non ho raccontato e che non racconterò)?

Straziato dal dolore, rimasi in silenzio e immobile quando i poliziotti cercavano in tutti i modi di sapere se avessi qualche sospetto.

A., come se nulla fosse, si ripresentò due giorni dopo - non ebbi nemmeno il tempo per i funerali -; a quel punto lo feci entrare in casa, ci fu una colluttazione violentissima, violentissima; nella lotta andavamo dappertutto e la casa in poco tempo fu a soqquadro; lo colpii più volte sulla schiena e poi al volto e poi ancora in qualche altra parte del corpo, mentre lui con la daga cercava me, tentava di colpirmi, di afferrarmi e colpirmi...

Alla fine la ebbe vinta lui: un colpo violento, preciso, secco, allo stomaco; e poi, altrettanto preciso, al cuore, nel pieno del cuore. Sentii un bruciore, un enorme bruciore, un bruciore atroce. Poi svenni, e poi, ancora, mi sentii uscire dalla testa e vidi il mio corpo steso sul pavimento.
Solo in quel momento percepii una pace profondissima e ineffabile. Ero come seduto nella posizione del Buddha e vedevo il mio corpo, e lui, A., che ansimante, con la daga ancora in mano, guardava il mio cadavere. Potevo ugualmente vedere anche senza più occhi; e potevo sentire anche senza più orecchie. Esistevo, vivevo comunque, anche nella morte.

Dopo essere uscito dalla mia stessa testa come entità incorporea, entrai in un lungo, scurissimo budello rugoso. Sopra di me, pur senza occhi, ormai - lo ripeto - vidi una luce brillantissima ma che non dava fastidio, non abbagliava. La raggiunsi.

Lui, A., riuscì a cavarsela. Non venne accusato di nulla, anzi, fu portato da tutti in palmo di mano e definito grande, magno, in quanto raccontò di aver sentito strani rumori, rumori forti, come se qualcuno stesse lottando contro qualcun altro, e allora aveva preso il coraggio a due mani ed era uscito dal suo appartamento e, avendo trovato la mia porta già aperta, era entrato e aveva messo in fuga il ladro (o rapinatore); poi, vista mia moglie a terra, aveva tentato di rianimarla, ma senza riuscirci, era già senza vita; era andato quindi nella camera dei bambini, ma anche loro erano già morti.

Qui, dove sono ora, è un mondo diverso. Qui, oltre a mia moglie e ai miei figli, ho incontrato Hitler, e Stalin, e Mussolini, nonché Cesare e Napoleone e Ceausescu e tanti, tanti altri. E tra loro c'è stato chi ha detto, sussurrando, ma perché a me non m'hanno mai definito 'magno'?

(Sì, vabbè, potevi farla più breve e dirlo subito chiaramente, invece di stare a fare un sermone, no?)
(Mi spiace, ma è venuta così, che ci vuoi fare? Al cuore, come sai, non si comanda).

 

Scritto da Watt alle 17:55 | Permalink | commenti (4)
categoria:cultura, politica, battaglie, cultura occidentale
venerdì, 26 giugno 2009

Questo è il primo di una serie di interventi, più o meno brevi, su alcune differenze tra Italia e Svizzera, tra Milano e Lugano (e altre città elvetiche). Ho pensato che potrebbe essere interessante sapere certe cose che riguardano la vita quotidiana di tutti o di molti, moltissimi di noi.

Gli italiani onesti che pagano il canone TV in Italia si lamentano, e ne hanno ben donde. Forse si lamentano anche i cittadini svizzeri. Ma la differenza è questa (e purtroppo lo sarà ancora per poco, perché anche la Televisione elvetica è messa maluccio quanto a finanze, e dunque ha deciso di 'tagliare' alcuni costi); ebbene, fino ad ora, l'Ente Televisivo di Stato si è accollato il costo del canone che sarebbe pesato sui pensionati, ossia: i pensionati non pagano il canone TV. Ora, io non so se tale agevolazione riguardi tutti i pensionati o solo alcuni che percepiscono una rendita medio-bassa (ma credo e mi auguro che sia così) però mi sembra una differenza piuttosto importante. O no? Nell'Italia arraffona una cosa del genere non potrebbe mai accadere.


(Fonte: Corriere del Ticino, 24 giugno 2009)

giovedì, 18 giugno 2009

Chissà cosa non dicono gli animalisti dei poveri inuit che si nutrono di foche e (forse) di balene e quant'altro trovano per sfamarsi. Gli inuit hanno solo quel cibo, non possono mangiare verdure né pasta né uova (che ai 'vegan' fanno schifo, tra l'altro); quegli uomini, quelle persone che vivono tra i ghiacci, vivono pure loro e pure loro hanno il diritto di sfamarsi. Di sfamarsi, non di 'banchettare lucullianamente'. Ma chissà se lo capiscono, questo, i tanto 'buoni' animalisti e vegetariani. Ehi, vegetariani, lo capite che esistono persone identiche a voi che possono cibarsi solo di animali? Ehi, vegetariani, perché non andate al polo nord a coltivare orticelli e magari non arate i campi di neve e poi li seminate!?

Illusi.

domenica, 14 giugno 2009
Come dice già il titolo, la stupidità umana (oltre ad essere non proprio infinita ma quasi) si rispecchia anche in certe 'lotte'. In quelle di Greenpeace, per esempio, in quelle degli animalisti, degli ambientalisti, dei no-global, dei black-block, dei contrari ad ogni G8, G7, G6, ecc. Si rispecchia nelle lotte contro l'uccisione delle balene (che vengono e/o verrebbero uccise solo per mangiare, non per altro); la stupidità umana si rispecchia inoltre nell'anti-sionismo, nel "boicotta i cibi di Israele". Si rispecchia nelle lotte indipendentiste basche, irlandesi, sarde, còrse.La stupidità umana si rispecchia nelle imbecillissime azioni 'proletarie' delle BR, per esempio e ancora. Si rispecchia nel terrorismo 'politico-economico' (mentre le battaglie del terrorismo islamico non sono poi così stupide).
E tutto questo, tutte queste lotte e battaglie che ad un certo punto, tra l'altro finiscono, terminano, a cosa hanno portato?, a cosa portano? A un bel nulla. Non hanno portato e non portano e non porteranno mai ad un risultato concreto (e per 'concreto' intendo ad un risultato 'positivo', che dia 'pace' a tutti, umani e non umani). Certe 'lotte', certe 'battaglie' come quelle qui sopra descritte, o cominciano per non finire mai, oppure non devono neppure iniziare. Perché sono dettate dalla stupidità umana e quindi sono 'parziali', dunque 'effimere', quindi assolutamente inutili.